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Scene da un portfolio. Quello di Lele Panzeri
Non è un libro sulla pubblicità. E' un libro sulla pubblicità. E' un libro su Lele Panzeri, pubblicitario. Nient'affatto: è un libro attorno a Lele Panzeri, uomo. Si sta parlando di "C'ero una volta", cinquecento pagine di scene da un portfolio. Nel quale (portfolio) trovate non solo layout tra i più celebri e celebrati dell'advertising italiano, ma anche, in abbondanza, tranches de vie esibite con spudorata leggerezza d'animo, con tenerissimo raccoglimento, con cinica esuberanza stilistica e concettuale, con intima sofferenza. Dallo sfondo, a saper leggere, emana la struggenza di uno spleen che avviluppa il rassegnato senso di appagamento di Lele Panzeri: per una vita spesa ad aprire e a chiudere. Cosa? Amori, appartamenti, avventure di mare, avventure di terra, opportunità, rami secchi. E pure agenzie, naturalmente, Qua e là. Comprimari e non girano con lui, nel libro, al ritmo di una suggestione ora da belli e dannati ora da boheme alla meneghina. Al netto delle storie collaterali, nelle pagine dedicate alla cronaca pubblicitaria Lele Panzeri ci fa scappare nomi arcinoti, altri un po' meno, a rappresentare, ciascuno pro-quota, il mondospot dei 30" e 60", le inserzioni, le affissioni, le produzioni e le promozioni. Lecito pensare che, tra questi personaggi della comunicazione persuasiva, così citati, almeno qualcuno possa aver tolto il saluto all'autore. Il quale però non appare darsene pensiero. Riesce il lettore inconsapevole a capire di che cosa è fatta la professione? Un aspirante direttore creativo, un tendenziale copywriter, meditate le pagine, si confermerebbero nell'appassionata ricerca di un'agenzia ospitale? Potrebbe essere un bel test per i giovani. Bisognerebbe chiedere a Lele Panzeri se mai abbia raccomandato agli amici "non dite a mia madre che faccio il pubblicitario: lei mi crede pianista in un bordello", come ha tramandato Séguéla. Le professioni della pubblicità, dal libro, ne escono in tutta la loro inquietante magnificenza, mescola di estemporaneità e di geniali intuizioni, di attitudini consolidate e svolte fortuite, in una precaria sarabanda di successi galvanizzanti e vuoti creativi ben nota agli addetti. s Con l'incognita del cliente. Lele Panzeri ha già un piede e mezzo nella storia. Non tanto perché il suo portfolio comincia dagli anni '70, quanto perché dice cose sagge e condivisibili e perciò vecchie, secondo i canoni del divide generazionale. Per esempio, dice che il computer e usi innovati stanno trasformando, in peggio?, il milieu professionale al quale, con onore, è appartenuto. Nell'ambiente, che lui descrive con lepidezza, restano comunque invariate pratiche sadiche, furbizie e orgasmi da scalata. Proprio come in ogni posto dove marketing e narcisismo si abbracciano in amplessi smisurati. E invariata rimane pure la forza attrattiva di un mestiere che, fin da quando esiste, utilizza elementi di fortissima seduzione con la capacità di rigenerarsi aggiornandoli. Se infatti un tempo la fascinazione della pubblicità originava dalle forme dell'arte (Dudovich, Boccasile, Erté. Depero…) oggi la reclame ha trovato il modo di continuare a far parte dell'esistenza per via delle immagini coniugate con i suoni luci colori interazioni e ministorie leggerissime e perciò un po' sceme. In scena entreranno altri lele panzeri (G.C.). - - - - - Lele Panzeri, c'ero una volta, pagg.516, Lupetti - Editori di Comunicazione srl, Euro 19,50. |
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