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I nuovi media alla prova dell'integrazione con i linguaggi tradizionali
The Language of new media, edito da Mit Press nel 2001 e tradotto per l’Italia nel 2002, è stato alla sua uscita il primo tentativo di sistematizzazione di una materia in continua trasformazione ed è tuttora uno dei testi di riferimento per comprendere le implicazioni culturali del passaggio al digitale, fornendo un quadro teorico e di analisi fondante e oggi ampiamente condiviso da critici e studiosi. L’autore pone lo sviluppo dei new media in relazione e in continuità con la cultura visuale del ‘900, con il cinema, la TV e il Graphic Design, e propone un’ampia mappatura che abbraccia Internet, siti Web, spazi virtuali, video giochi, interfaccia, data base. Il cuore della trasformazione dei media sta nella rappresentazione numerica dell’informazione, principio dal quale Manovich ne fa discendere altri in una trattazione sistematica e rigorosa delle caratteristiche dei new media: programmabilità, modularità, automazione, variabilità, fornendo un solido schema di analisi per interpretare su quali basi si fonda l’estetica e la poetica del nuovo linguaggio. Il libro mette in luce come forme culturali, linguaggi e tecniche preesistenti, come cinema, stampa, pittura, narrazione si sovrappongano alla cultura e alla logica delle macchine e del network influenzandosi e modificandosi a vicenda e costruendo così una estetica e una cultura ibride. Con questa chiave di lettura vengono presentati i temi trattati. Le interfacce culturali, ad esempio, cioè le modalità con le quali interagiamo con i contenuti culturali presentati dal computer quali i siti web, i DVD i videogiochi, derivano la loro forma attuale dai linguaggi di tre grandi aree che convergono: il cinema, la stampa e le moderne interfacce uomo-macchina. Il Data base è presentato in questo studio come la forma più importante di new media, forma simbolica della società contemporanea così come lo sono stati nelle epoche precedenti la narrativa e il cinema, perchè molta della nostra esperienza di conoscenza e fruizione è modellata dallo sfogliare, manipolare e navigare interattivamente tra elementi autonomi di un data base piuttosto che dalla fruizione di contenuti lineari. “The language of new media” fornisce gli elementi per comprendere molte tematiche centrali nei dibattiti sulla Digital Culture ed è la base di partenza per seguire gli sviluppi delle teorie di Lev Manovich, che stanno prendendo forma nel suo nuovo libro “INFO-AESTHETICS”, per definire una estetica emergente della società dell’informazione. È possibile consultare il sito di Lev Manovich, professore associato di Arti Visuali all’Università della California di San Diego, dove si trova un ampio apparato di immagini e link a completamento del testo, oltre a numerosi saggi (Marco Cadioli). Link: www.manovich.net - - - Lev Manovich, Il Linguaggio dei nuovi media, edizioni Olivares, Milano 2002, Collana New Media, pp.408, Euro 27. |
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