torna alla homepage
« Vai alle recensioni
« Vai alla home page
Quando è il paradiso a fare paura

In senso tecnico non è un libro sulla Comunicazione.
Ma senz'altro è comunicazione tout-court per una serie di motivi, tutti riconducibili alla modernità di questo lungo racconto. O romanzo breve, se volete. Che ha almeno due piani di lettura.
Il primo, che attiva il livello percettivo, quello immediato, dà subito l'impressione di trovarsi in un videogioco (intelligente). C'è infatti il senso della trappola, nella quale si caccia sconsideratamente lo stesso protagonista/io narrante. Ci sono i tentativi di uscirne, peraltro in maniera primordiale, cioè con l'aiuto di un semplice accendino e con passi malfermi. E si realizza infine la salvezza, come per ogni abile giocatore da playstation.

Più articolato, anzi complesso, si rivela il secondo livello di lettura, quello che invita alla decodifica dei significati. Chi è in effetti il nostro eroe?
Al di là della materialità dei suoi atti prosaici pur necessari -camminare, respirare, inciampare...- atti che l'autore sembra voler smentire di continuo derubricandone l'importanza, il protagonista rivela, ma non dichiara, una sostanziale tendenza al cambiamento.
Ma quale cambiamento? È chiaro. Un vero e proprio cambiamento sia di stato, secondo i processi e le leggi della fisica, sia di status, secondo salti logici e psicologici.
Il personaggio, diciamolo pure!, naviga. Metaforicamente e non solo. Il pensiero, inevitabile, finisce a internet e alla possibilità di eludere le coordinate spazio-tempo. Sembra quindi che attraversi un web personale e immaginario e perciò ancora più sconcertante del web reale/irreale cui siamo abituati (per modo di dire) da epoca recente.
Il personaggio, questo Goefroy ineffabile, va per mare, ergo naviga davvero. Approda a un'isola, Infine. Ha realizzato così una delle sue auspicate mutazioni. Si è svincolato dall'immaginario comune -una professione, amici, donne convenzionali- spostandosi dalla dimensione dell'impegno mondano in un ipermondo che potrebbe essere anche un al-di-là.
Il percorso è chiaramente un percorso di ricerca. Perciò sofferto, con punte di angoscia e di dubbio profondo. Tipico dei cammini dell'anima e della mente. Un racconto moderno dunque, per gli strumenti che evoca e che appartengono alle technicalities della Comunicazione. Si respira un'atmosfera da Matrix, tira aria di web, si traballa per lo sfalsamento dei piani temporali, per l'intreccio perpetrato e mai citato del digitale con l'analogico. Ma assistiamo anche a una narrazione dal sapore antico, nel momento in cui sembra proporre fasi di olimpica immobilizzazione del tempo, reso eterno dal concetto di paradiso. Paradossalmente è proprio questo a far paura. Il Paradiso.

- - -
Alfredo Tamborlini, La paura del paradiso, Filerma Editore, pagg. 135, Euro 13,00.


Fondazione Accademia di Comunicazione - Via Savona 112/A - 20144 - Milano
telefono +39 02.92.88.22.11 - telefax +39 02.92.88.22.30 - info@fondazioneaccademia.org - PIva 05777210963
torna su ^