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Storia e comunicazione
Impatto mediatico, peso della comunicazione e responsabilità connesse, guerra dell'informazione: sono tutti aspetti del mondo contemporaneo. Sembra. Basta invece qualche riflessione in chiave storica per ritrovare anche in un passato lontano-non-lontano, quale è quello post rivoluzione francese fino al 1860, esempi di un'opinione pubblica influenzata pesantemente dai media (dell'epoca, naturalmente). È quanto viene in mente leggendo il saggio di Aldo Masella "Figure e figuri della rivoluzione napoletana". L'autore, intellettuale eclettico, tra l'altro direttore della Scuola di Teatro del Teatro Carcano di Milano, percorre fatti politici e cronache degli anni tra il 1793 ed il 1806 nel Regno delle Due Sicilie. Protagonisti sono insurrezionalisti, generali, nobili, esponenti dell'intellighenzia e gli immancabili banditi. In quel periodo si creano le condizioni che poi, qualche decennio più avanti, porteranno al crollo dei Borboni di Napoli. Ma si generano pure gli intrecci di interessi europei, in prima linea inglesi e piemontesi, che si salderanno nell'attacco finale. La preparazione mediatica fu una strategia successiva, che culminò nella diffusione del contenuto di due lettere scritte nel 1851 da Lord Gladstone, ministro degli esteri di sua maestà britannica e nelle quali si parlava delle orride condizioni delle prigioni borboniche e dei loro malcapitati ospiti. La notizia fece il giro delle corti d'Europa, rinforzata dalla ripresa sulla stampa inglese. Nessuna par condicio esisteva allora per riequilibrare l'informazione, parlando, ad esempio, delle prigioni per debiti dove languivano intere famiglie inglesi. La querelle è ormai cosa passata, il gusto della riflessione permane. (G.C.) - - - Aldo Masella, Figure e Figuri della rivoluzione napoletana, pagg. 145, Prospettiva editrice. Euro 12,00. |
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