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Quelli della Chiesa Cattolica non sono spot

Comunemente, si indicano come gli spot dell'ottopermille.
Se si volesse discuterne in maniera un po' più aderente alla cultura professionale, bisognerebbe dire che gli spot in onda per CEI, Conferenza Episcopale Italiana, sono un esempio di informazione motivante. A voler sottilizzare, è infatti improprio parlare di pubblicità riferendosi a questa forma di comunicazione. E non tanto perché potrebbe essere irriverente (la Chiesa non fa pubblicità) quanto perché le storie raccontate nella campagna (di comunicazione) multisoggetto, in onda dalla fine di aprile, non rappresentano la finzione di uno sceneggiatore ma la realtà documentale.
Anche i personaggi-attori sono attori delle proprie stesse vite. Testimonial di se stessi, compaiono pescatori, ragazzi di periferia, i down, le schiave del sesso. Tutti portano evidente sui loro volti la sofferenza di giorni difficili, ma esibiscono il sorriso per le soluzioni arrivate con i soldi dell'ottopermille e grazie all'impegno dei sacerdoti.
È cinema verità, insomma. Appunto, è informazione motivante, perché far sapere dove finiscono i quattrini contribuisce a far emergere un codice di comportamento assertivo.


• leggi anche "L'ottopermille tra realtà e trasparenza"
• leggi anche "La vita non sta da un'altra parte"


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