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La pubblicità è femmina perchè il pubblicitario è maschio

Oltre quello di dire che la pubblicità non si insegna, un altro dei vezzi degli addetti ai lavori è affermare che sono troppi i libri sulla pubblicità.
Nient'affatto.

Il problema, piuttosto, è che spesso non li leggono coloro che dovrebbero avvertire l'utilità di trarne informazioni ad ogni livello: di cronaca, di trend, di cultura. O, perché no?, anche al fine di coltivare spunti critici e ampliare il dibattito.

È appena uscito un libro di Daniela Brancati, nome noto da molti anni a quanti praticano la comunicazione. Giornalista, primo direttore donna di un tg RAI, saggista e tanto impegno ancora nell'ambito dell'infocomunicazione, Daniela Brancati affronta l'argomento con l'aria di proporre quasi un teorema. Ma da parte dell'autrice è solo una provocazione per aprire una serie di analisi e di tesi, tutte supportate da interviste di ottimo contenuto ai personaggi che contano.

Il nesso tra seduzione e pubblicità, più che un atto d'accusa, è una realtà oggettiva. I motivi vengono indagati tutti, senza l'inquinamento del cosiddetto pregiudizio ideologico che, se c'è, resta in superficie e per rispettabile obbligo etico.

Significativa, oltre che bella, la storia esistenziale della casalinga di Voghera e della signora Maria, archetipi e icone del tinello italiano. Il tutto con gli opportuni approfondimenti sul versante sociologico, cinicamente inciso dal marketing. Citiamo pagina 47: "...oggi la famiglia è vista come una commodity, un luogo in cui stare per risparmiare affitto e bollette, per avere servizi pronti a tutte le ore..." (g.c.).

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Daniela Brancati, La pubblicità è femmina ma il pubblicitario è maschio, Sperling & Kupfer Editori, Euro 16.


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