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Rimase senza parole. Non era un copywriter

Davvero un buon libro.
Tiene fede alla parola data, come si conviene ad un copywriter, quale appunto è l'autrice, Gabriella Ambrosio. Che promette in copertina: "il pensiero di qualità in pubblicità".

Una volta superato il vezzo di affermare che "il copywriting non si può insegnare", in ogni pagina prodiga insegnamenti che sono densi ma non pedanti, storici e spesso non arcinoti. Il merito è anche quello di descrivere le ragioni che sono alla base della diversità pubblicitaria nel mondo. Perché la pubblicità i latini la fanno in un modo e perché i luterani in un'altra. Il merito è spiegare i rapporti della creatività con il marketing ed i ruoli dell'una e dell'altro. Il merito è infine descrivere una serie di casi interessanti, compreso un esempio di comunicazione politica. Incisivo l'excursus attraverso il mutamento di generi e stili lungo gli anni. Peccato solo quel glossario finale di poche parole, tredici in tutto. Una constraddizione. Aspiranti copywriters, non perdetevi questo libro (g.c.).

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Gabriella Ambrosio, Siamo quel che diciamo, Meltemi Editore, Collana Nautilus diretta da Alberto Abruzzese.


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