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Datemi un logo, farò la guerra

"Che male c'è a vendere un bombardamento?".
L'idea è: in occasione della prossima crisi internazionale, con normale seguito di interventi armati, sarà forse il caso di convocare un focus group perché un team di pubblicitari possa trovare il nome giusto per una guerra giusta.

A lanciare questo paradosso, sostenuto da un'ironia fine e brillante, è Antonio Polito su La Repubblica.
"Le parole contano più dei fatti che descrivono" afferma Polito, ribadendo un principio tutto brand e comunicazione. I logo bellici più recenti? Ricordiamo Desert Storm, ai tempi della guerra del Golfo; e Enduring Freedom per l'Afghanistan.

Incredibile ma vero, il Financial Times, qualche giorno fa, ha dedicato un lungo articolo al tema del branding militare. Del resto, non dobbiamo dimenticare che slogan, prima di essere prestato all'advertising, era parola scozzese che significava grido di guerra e che sono indicate come campagne sia le azioni pubblicitarie che quelle di guerra.
Per i creativi si apre un nuovo campo d'azione.

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In margine all'articolo di Antonio Polito "Datemi un logo, farò la guerra", La Repubblica 15.02.2002


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